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Fallimenti dei divieti sul vape: come Australia e Thailandia hanno alimentato i mercati neri

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Un’analisi completa pubblicata nel giugno 2026 dalla Coalizione degli Avvocati della Riduzione del Danno del Tabacco dell’Asia-Pacifico (CAPHRA) ha messo in luce un paradosso evidente: i Paesi che impongono il divieto totale di e-cigarette hanno inavvertitamente favorito mercati illeciti altamente redditizi e incontrollabili. I dati emergono mentre i responsabili politici europei discutono misure restrittive simili, offrendo un monito sulle conseguenze non intenzionali della proibizione.

Il modello “solo su prescrizione” dell’Australia crolla nel commercio illecito

L’Australia è da tempo un caso di test globale per politiche aggressive anti-tabacco. Impedendo un modello di prescrizione esclusivamente in farmacia per i vape e alzando i prezzi tradizionali delle sigarette fino a un equivalente di €30 a confezione, Canberra puntava a debellare la dipendenza da nicotina.

Invece, la politica ha creato un mercato parallelo senza precedenti. I dati dell’Australian Bureau of Statistics e Nicotine Insider rivelano che il mercato illecito rappresentava un impressionante 80% di tutte le vendite di tabacco e vape entro il 2025. Più che smettere, i consumatori si sono rivolti a canali non regolamentati, determinando un aumento del 40% del consumo complessivo di nicotina rispetto al 2017.

Questo boom del mercato nero ha travolto la sicurezza alle frontiere. Nel 2024, le autorità doganali australiane hanno sequestrato 2,66 miliardi di sigarette illecite, contro appena 480 milioni nel 2016. Ancora più allarmante: bande di criminalità organizzata violenta hanno preso con aggressività il controllo delle reti di distribuzione sotterranee, innescando guerre territoriali e incendi dolosi nei punti vendita.

Il decennio di proibizionismo della Thailandia non protegge i giovani

La Thailandia ha istituito uno dei divieti sul vaping più antichi al mondo, dal 2014, con pene severe, inclusa la reclusione. Tuttavia, i prodotti restano ampiamente reperibili nei mercati notturni, nei poli turistici e sulle piattaforme social.

Recentemente, il Primo Ministro Paetongtarn Shinawatra ha avviato un’aggressiva operazione di repressione nazionale, che le autorità sostengono abbia ridotto temporaneamente il consumo di vape. Eppure, le stime ufficiali indicano che il 12% dei thailandesi tra i 15 e i 29 anni continua a svapare.

Poiché il mercato è totalmente sotterraneo, i consumatori affrontano gravi rischi per la salute. Le autorità sequestrano spesso e-liquid illeciti contaminati da sostanze pericolose e non dichiarate, inclusi cannabinoidi sintetici. Inoltre, il divieto priva lo Stato di entrate fiscali significative e non riesce a fermare il contrabbando, come dimostrato da un recente sequestro di merce contraffatta da $120.000 a Phuket che ha coinvolto figure politiche locali.

Proibizione vs. Regolamentazione: metriche chiave

Paese / PoliticaIndicatore chiave del mercato neroConseguenze non intenzionali
Australia
(Solo in farmacia / Alta tassazione)
Quota di mercato parallela 80% (2025)+40% aumento del consumo complessivo di nicotina; 2,66 mld di sigarette sequestrate nel 2024; crescita della violenza tra bande.
Thailandia
(Divieto totale dal 2014)
Tasso di svapo tra i giovani 12% (15–29 anni)Entrate fiscali zero; circolazione di vape con cannabinoidi sintetici; contrabbando sistemico.
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Una lezione cruciale per i regolatori europei

I fallimenti in Australia e Thailandia rappresentano un avvertimento critico per l’Unione Europea. Mentre Paesi come Francia e Belgio spingono per vietare i vape usa e getta e limitare i gusti, gli esperti della riduzione del danno sostengono che la proibizione sia un’illusione pericolosa.

Più che eliminare la domanda, i divieti consegnano semplicemente il controllo del mercato alle reti criminali. I professionisti della salute pubblica suggeriscono che un quadro legale rigorosamente regolamentato—inclusi controlli sugli ingredienti, obblighi di verifica dell’età e una tassazione ragionevole—resti l’unico percorso praticabile per proteggere i consumatori senza alimentare la criminalità organizzata.