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L’Estonia vieta le importazioni russe e mette al bando i marchi “sponsor della guerra”

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Il Ministero della Difesa estone vieta i prodotti di Philip Morris, JTI e di altre società ancora attive in Russia.
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Le autorità estoni hanno avviato un doppio intervento contro gli interessi economici russi, vietando l’importazione diretta di beni di consumo russi e ordinando la rimozione di prodotti dalle aziende internazionali che continuano a operare in Russia in tutte le strutture della difesa. Questa manovra decisa mira a interrompere il sostegno finanziario indiretto alla macchina militare russa.

A partire dal 9 gennaio, dopo la conclusione del periodo transitorio dell’Unione europea, il Consiglio estone per le Imposte e le Dogane vieta rigorosamente l’ingresso di vari beni russi. I viaggiatori che trasportano questi beni devono lasciarli al confine o rischiano la confisca immediata.

Il divieto complessivo di importazione copre un’ampia gamma di articoli quotidiani per consumatori, tra cui:

  • Prodotti del tabacco: sigari, sigarilli e sigarette.
  • Cura personale: cosmetici, prodotti per la cura dei capelli, prodotti per l’igiene orale e per la rasatura.
  • Articoli per la casa: detergenti, agenti per la pulizia e vari materiali di confezionamento in plastica.
  • Abbigliamento e materiali: abiti, calzature e prodotti in acciaio.

In parallelo, il ministro della Difesa Hanno Pevkur ha annunciato un boicottaggio esteso all’interno dell’esercito. I prodotti delle società inserite dalla National Agency on Corruption Prevention (NAPC) dell’Ucraina tra le “società sponsor della guerra internazionale” saranno rimossi dalle basi militari, dai caffè e dalle aree vending gestite dal ministero.

Ai venditori è concesso un termine di 60 giorni per rimuovere gli articoli dalle grandi aziende del settore food & beverage come PepsiCo, Mars, Nestle, Unilever e Mondelēz. Fondamentale, il divieto colpisce anche i principali produttori di tabacco Philip Morris International (PMI) e Japan Tobacco International (JTI). Gli analisti politici sottolineano che questi colossi del tabacco restano tra i maggiori contribuenti al bilancio russo, finanziando indirettamente il conflitto in corso.

Pur riconoscendo i piccoli disagi che ciò potrebbe causare alle truppe, i funzionari della difesa evidenziano che le alternative nazionali sostituiranno i marchi rimossi, dando priorità alla solidarietà con l’Ucraina rispetto alla comodità aziendale.