Il Governo australiano avvia una grande operazione di contrasto al redditizio e multimiliardario traffico illecito di tabacco e vape, introducendo intercettazioni, sorveglianza potenziata e tripli massimi di pena detentiva. Il ministro aggiunto Julian Hill ha confermato che oltre il 50% del tabacco e il 95,7% delle sigarette elettroniche vendute sono ora illegali, causando al bilancio fino a 11,8 miliardi di dollari di entrate da accise perse.
Il cambio di strategia: intercettazioni e sequestri dei beni
In una mossa decisiva per trattare il contrabbando di tabacco come un «reato serio», il Commonwealth fornirà agli investigatori poteri tipicamente riservati alle operazioni anti-terrorismo e al traffico di droga di alto livello. Con la normativa proposta, l’Australian Border Force (ABF) e la polizia federale otterranno l’autorità di utilizzare intercettazioni telefoniche e telematiche (intercettazioni, «wire taps») per smantellare le reti criminali organizzate. Queste bande, che il ministro aggiunto Julian Hill descrive come operanti «come aziende multinazionali», hanno sfruttato per oltre un decennio un contesto percepito come ad alto profitto e basso rischio.
Perno della nuova strategia è il mirare alla «ricchezza immotivata». Le autorità avranno ora poteri ampliati per sequestrare beni di alto valore—incluse auto di lusso, imbarcazioni e immobili—ricollegati ai profitti criminali. Aumentando i massimi di pena detentiva fino a tre volte rispetto ai limiti attuali, il governo mira a ricalibrare il rapporto rischio-beneficio che ha reso l’Australia un obiettivo globale per i prodotti a base di nicotina illegali.
Saturazione del mercato: il rapporto del Commissario 2024-25
L’estensione del mercato nero ha raggiunto livelli senza precedenti, normalizzando di fatto la violazione della legge in tutto il panorama della vendita al dettaglio. I dati del Illicit Tobacco and E-Cigarette Commissioner mostrano una perdita scioccante di controllo lungo la filiera di approvvigionamento. Si stima che i gruppi della criminalità organizzata abbiano generato tra 4,1 miliardi di dollari e 6,9 miliardi di dollari di profitto solo durante l’ultimo anno finanziario. La diffusione onnipresente dei «vili mozziconi» ha creato una crisi di sanità pubblica che rischia di vanificare decenni di programmi di riduzione del fumo fin qui efficaci.
| Segmento di mercato | Quota di mercato del mercato illecito (%) | Valore di mercato stimato / Profitto |
|---|---|---|
| Tabacco tradizionale | >50,0% | 4,1B – 6,9B (Profitto) |
| Sigarette elettroniche (vape) | 95,7% | 1,6B (Valore di mercato) |
| Accisa federale persa | N/D | 7,7B – 11,8B (Perdita di entrate) |
Il blocco delle accise: perché le tasse restano alte
Nonostante abbia riconosciuto che le alte aliquote di accise sono state un «fattore chiave» nella crescita del mercato nero, il governo federale ha respinto in modo esplicito le richieste di abbassare le tasse sul tabacco. Il ministro aggiunto Hill ha sostenuto che nessun «livello ragionevole» di riduzione delle accise avrebbe, al momento, un impatto sulle filiere illecite ormai radicate. Il governo ribadisce che il prezzo resta la leva più efficace per scoraggiare il fumo, anche mentre i critici indicano lo «squilibrio del mercato» creato dai prezzi leader mondiale dell’Australia sul tabacco.
Gli scettici del settore, incluso l’ex ufficiale dell’Anti-Confini Rohan Pike, sostengono che, sebbene l’enforcement sia necessario, non può essere l’unica soluzione. Pike afferma che il grande divario di prezzo tra prodotti legali e illegali offre ai criminali un incentivo quasi irresistibile. Propone un approccio di riduzione dei danni, simile a quello del Regno Unito o Nuova Zelanda, in cui i prodotti più recenti a base di nicotina vengono regolamentati e resi legali come alternative alle sigarette combustibili, invece di essere costretti in un modello «solo su prescrizione» medicalizzato, che ha faticato a ottenere consenso.
Dopo l’interruzione ai confini: colpire le vetrine commerciali e i proprietari
Il contrasto sta spostando l’attenzione dai confini al livello della «strada». Julian Hill ha avvertito che parlare duro sulle confische ai confini è privo di senso se non si chiudono le attività di rivendita illegali. Il Commonwealth esorta gli Stati e i territori a dare priorità all’enforcement contro i retailer e, soprattutto, i proprietari che affittano locali ad operatori illeciti. South Australia e Queensland sono state indicate come esempi di guida in questa disruption «post-confine», dimostrando che un enforcement geografico al 100% può riportare rapidamente il commercio su retailer legittimi.
Inoltre, il governo lancia un allarme sulla «disgustosa» crescita rapida delle bustine di nicotina. Questi prodotti, attualmente non regolamentati e spesso importati illegalmente, sono il prossimo obiettivo di una riforma legislativa. Mentre il mercato nero evolve verso la distribuzione online e nuove formulazioni di nicotina, il governo promette una risposta «multi-step» che include la riforma delle normative sui prodotti per impedire che una nuova generazione cada nella dipendenza dalla nicotina.
Attriti politici e percorso avanti
L’opposizione ha etichettato rapidamente la risposta del governo laburista come «solo parole e niente azioni». Il portavoce dell’Home Affairs nell’ombra Jonno Duniam sostiene che l’approccio «soft touch» abbia permesso alla criminalità organizzata di prosperare, continuando però a costare al bilancio miliardi. È prevista per il prossimo mese un’inchiesta al Senato per esaminare risposte più efficaci. Mentre continuano gli atti incendiari e la violenza tra gang collegata alle guerre per il controllo del tabacco, la pressione sul governo di Albanese è forte: deve dimostrare che questi poteri di sorveglianza ampliati si tradurranno in una riduzione concreta della disponibilità del mercato nero.