Il governo tedesco sta valutando un significativo aumento delle tasse sul tabacco, che potrebbe portare il prezzo medio di un pacchetto di sigarette a 11,80 € entro il 2030. Sebbene presentata come una misura di sanità pubblica, la politica ha rivelato una contraddizione fiscale: il ministro delle Finanze Lars Klingbeil sembra usare le entrate derivanti dal tabacco per colmare i deficit di bilancio, più che per finanziare la prevenzione delle dipendenze.
Fumare impone una pesante tassa alla Germania. Secondo il Tobacco Atlas 2025, i costi diretti e indiretti del fumo – comprese le spese sanitarie, la perdita di produttività e i danni causati dal fumo passivo – ammontano a 97,2 miliardi di euro all’anno. In confronto, le entrate fiscali legate al tabacco hanno portato solo 15,6 miliardi di euro nel 2024, il che significa che i fumatori costano allo Stato molto di più di quanto contribuiscano.
Sebbene prezzi più alti scoraggino i giovani dal fumare e costringano gli utenti rimanenti a coprire una quota maggiore dei costi sociali, la strategia attuale rivela un paradosso strutturale. Un governo non può logicamente prevedere un aumento delle entrate fiscali mentre, allo stesso tempo, mira a eliminare il comportamento che genera quelle tasse. Un vero successo nella politica sanitaria si tradurrebbe in meno fumatori, riducendo così la base imponibile nel tempo.
Inoltre, l’attenzione del governo sugli aumenti di prezzo trascura altre aree critiche della prevenzione della nicotina. Le sigarette elettroniche usa e getta restano estremamente popolari tra i giovani, offrendo un facile punto d’ingresso alla dipendenza da nicotina. Nonostante da tempo si discuta di divieti sui sapori e di regole di marketing più rigorose, l’azione federale su questi prodotti è rimasta bloccata, evidenziando una mancanza di volontà politica che va oltre la tassazione.