Mentre il governo del Regno Unito discute di estendere la legislazione senza fumo ad aree all’aperto come parchi giochi e terreni scolastici, gli esperti scientifici esortano i responsabili politici a basarsi sulle prove, piuttosto che su equivoci del pubblico. Il dott. Marina Murphy ha evidenziato che l’esposizione passiva all’aerosol delle sigarette elettroniche è, in modo fondamentale, incomparabile al fumo di seconda mano: gli ambienti interni più comuni comportano un’esposizione alle particelle molto più elevata.
I divieti proposti all’aperto mirano a proteggere il pubblico da “vaping di seconda mano“. Tuttavia, autorità sanitarie come NHS e Cancer Research UK sostengono che non esistano prove valide che il vaping passivo danneggi chi si trova accanto. A differenza delle sigarette tradizionali, le sigarette elettroniche non bruciano tabacco e non producono fumo di lato: il principale fattore di rischio del fumo passivo è il fumo da combustione.
Nonostante ciò, la percezione pubblica resta fortemente distorta. Un sondaggio recente commissionato da Northerner ha rilevato che il 43% dei rispondenti ritiene erroneamente che il vapore di seconda mano sia tossico quanto il fumo di sigaretta. Inoltre, il 46% crede falsamente che il vaping esponga gli utenti a più sostanze chimiche rispetto al fumo, nonostante le sigarette contengano oltre 7.000 sostanze chimiche, molte delle quali sono cancerogene.
Per mettere in prospettiva l’impatto sulla qualità dell’aria del vaping, il dott. Murphy ha confrontato i livelli di particolato fine (PM₂.₅) del vapore espirato con gli ambienti quotidiani.
| Ambiente / Attività | Livelli tipici di particolato PM₂.₅ |
|---|---|
| Aerosol di vaping espirato | 1 – 10 µg/m³ (Leggermente superiori ai livelli di fondo) |
| Inquinamento stradale urbano | 10 – 50 µg/m³ |
| Saloni di manicure e prodotti di bellezza | Oltre 200 µg/m³ |
| Friggere o cucinare a gas | Picchi sopra 500 µg/m³ |
“Il vaping non è fumo e trattarlo come se lo fosse non è né scientifico né proporzionato”, ha avvertito il dott. Murphy. Divieti ampi all’aperto rischiano di inviare un messaggio confusivo ai fumatori attuali. Se la differenza tra fumare e fare vaping si confonde, potrebbe scoraggiare i fumatori dal passare a un’alternativa a minor rischio, compromettendo in ultima analisi gli sforzi di tutela della salute pubblica.