Il Commissario UE per il Clima e la Tassazione Wopke Hoekstra ha rivelato i piani per accelerare l’aggiornamento della Direttiva sulle accise del tabacco (TED), rimasto a lungo bloccato, nei prossimi mesi. Questa improvvisa accelerazione, sostenuta in larga parte dal governo olandese, mira a fissare aliquote minime d’imposta più elevate e ad estendere la tassazione dell’UE ai prodotti alternativi del tabacco e della nicotina, provocando un’immediata reazione contraria da parte degli Stati membri preoccupati dell’inflazione.
Durante un recente incontro a Strasburgo, Hoekstra ha lasciato intendere la sua intenzione di aggirare il programma di lavoro ufficiale 2025 della Commissione europea, che inizialmente aveva messo da parte la pratica fiscale. La proposta ha messo in luce profonde fratture geopolitiche ed economiche all’interno del blocco, soprattutto tra i Paesi del Nord più ricchi e quelli membri con redditi più bassi.
Sebbene 13 Paesi abbiano firmato una lettera a sostegno della revisione della TED, altri avvertono di gravi ricadute economiche. Le nazioni contrarie, guidate dall’Italia — il più grande produttore europeo di tabacco greggio — sostengono che l’aumento delle tasse innescherà inflazione e penalizzerà in modo sproporzionato i consumatori in un contesto economico già difficile.
| Posizione dello Stato membro | Paesi | Impatto economico chiave / Posizione |
|---|---|---|
| Sostengono (13) | Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Spagna, Slovacchia, Paesi Bassi, Lettonia | Impatto minimo sul mercato interno; i Paesi più ricchi già soddisfano i minimi d’imposta proposti. |
| Si oppongono (4) | Italia, Grecia, Romania, Lussemburgo | Alto rischio di inflazione; tutela gli interessi agricoli nazionali (ad es. la coltivazione del tabacco in Italia). |
| Non dichiarati (10) | Include Germania e Francia | In attesa di una proposta ufficiale; monitoraggio delle implicazioni economiche e commerciali più ampie. |
L’impatto economico della direttiva proposta è fortemente sbilanciato. Paesi come i Paesi Bassi, la Francia e il Belgio già soddisfano o superano i minimi d’imposta proposti e non dovranno affrontare aumenti dei prezzi sul mercato interno. Al contrario, le nazioni meno abbienti — tra cui la Polonia, gli Stati baltici e la Romania — saranno costrette ad aumentare in modo significativo le tasse, facendo salire i prezzi per i consumatori.
Questa disparità ha creato attriti anche all’interno della Commissione europea stessa. Secondo quanto riferito, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen nutre dubbi sulla tempistica, temendo che inasprire l’inflazione possa destabilizzare i mercati europei e complicare i rapporti commerciali con gli Stati Uniti.