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Le sigarette erboristiche non sono più sicure del tabacco: lo studio

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rischi per la salute delle sigarette erboristiche, sigarette naturali vs tabacco

I ricercatori del Indian Institute of Technology Gandhinagar (IITGN) e della University of Illinois Urbana-Champaign hanno confermato che le sigarette erboristiche non rappresentano un’alternativa più sicura al tabacco. Pubblicato sul peer-reviewed Journal of Hazardous Materials, lo studio rivela che questi prodotti “naturali” spesso emettono concentrazioni più alte di particelle tossiche e agenti che danneggiano le cellule rispetto alle sigarette tradizionali.

Il team di ricerca internazionale, guidato dal professor Sameer Patel, ha analizzato il fumo principale (mainstream smoke) proveniente da marchi di sigarette erboristiche e di tabacco molto diffusi. Le sigarette erboristiche testate contenevano varie combinazioni di menta, camomilla, basilico, chiodo di garofano, cannella, tè verde e ninfea. Per replicare l’inalazione umana, il team ha utilizzato un banco di prova automatizzato a due camere per isolare e misurare le proprietà fisiche e chimiche delle emissioni.

Il rischio delle particelle ultrafini e dello stress ossidativo

Una delle principali preoccupazioni evidenziate dallo studio riguarda l’emissione di particelle di dimensioni inferiori a 500 nanometri. È stato riscontrato che il fumo erboristico rilascia il 20% in più di queste particelle ultrafini rispetto al fumo di tabacco. A causa della loro dimensione microscopica, queste particelle possono penetrare in profondità nei polmoni ed entrare nel flusso sanguigno, favorendo malattie respiratorie croniche e patologie cardiovascolari.

Inoltre, lo studio ha misurato il “potenziale ossidativo” (OP), cioè la capacità del fumo di generare specie reattive dell’ossigeno che causano infiammazione cellulare e danni ai tessuti. Le sigarette erboristiche hanno registrato un OP di 24 ± 6 pmol/μg-min, rispetto a 18 ± 5 pmol/μg-min per le tradizionali sigarette di tabacco. Le varianti avvolte in foglie di tendu (ebano)—un rivestimento comune per le bidis indiane tradizionali—risultavano le più tossiche, con un potenziale ossidativo del 49% superiore rispetto alle versioni avvolte in carta.

Parametro misuratoSigarette di tabacco tradizionaliSigarette erboristiche (avvolte in carta)Sigarette erboristiche (avvolte in foglie)
Particelle ultrafini (<500 nm)Livelli di base~20% più alte rispetto al tabacco~20% più alte rispetto al tabacco
Potenziale ossidativo (OP)18 ± 5 pmol/μg-min24 ± 6 pmol/μg-minIl più alto (49% più alto rispetto a quelle avvolte in carta)
Carbone & metalli pesantiLivelli standardParagonabili al tabaccoElevato (piombo più alto trovato nella variante al basilico)

Sfruttare le lacune normative

La ricerca mette inoltre in luce una criticità normativa. In paesi come l’India, le sigarette erboristiche rientrano fuori dal Cigarettes and Other Tobacco Products Act (COTPA). Analogamente, in Italia e in altre nazioni europee, sfuggono ai monopoli statali, alle accise sul tabacco e ai rigidi divieti pubblicitari perché non contengono tabacco o nicotina.

Questa mancanza di controllo consente ai produttori di commercializzare sigarette erboristiche con claim terapeutici, come alleviare la tosse, ridurre l’ansia o migliorare il sonno. Il co-autore, il professor Vishal Verma, ha osservato che queste strategie di marketing orientate al benessere creano un falso senso di sicurezza, inducendo i consumatori a credere che “senza nicotina” o “senza tabacco” equivalga a “senza rischio”.

Sebbene i ricercatori sottolineino che il loro studio si concentra sulle emissioni fisiche e chimiche, non sui dati epidemiologici di lungo periodo, la reattività biologica del fumo è evidente. In definitiva, l’atto fisico della combustione, l’inalazione di particolato fine e la presenza di metalli pesanti incidono molto di più sulla salute umana rispetto agli ingredienti “naturali” indicati sulla confezione.