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Da dove viene la parola «vaping»? Una storia lunga 40 anni

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origine della parola vaping, storia del termine vaping

Mentre la maggior parte dei consumatori presume che il termine «vaping» sia nato insieme alle sigarette elettroniche moderne nei primi anni Duemila, i lessicografi ne fanno risalire l’origine al 1979. Brenda Coffee coniò la parola per descrivere l’inalatore di nicotina senza fumo «Favor», un dispositivo senza combustione sviluppato da suo marito, J. Phillip Ray, e dal dott. Norman Jacobson.

  • Coniato nel 1979: Brenda Coffee inventò i termini «vape» e «vaping» durante lo sviluppo clinico dell’inalatore di nicotina Favor.
  • Previsione a stampa del 1983: lo scrittore britannico di divulgazione scientifica Rob Stepney predisse esplicitamente che i futuri dispositivi per la somministrazione di nicotina senza combustione sarebbero stati chiamati «vaping».
  • Svolta nei forum nel 2007: le prime community di consumatori su E-Cigarette Forum scelsero deliberatamente «vaping» al posto di «e-smoking» per evitare lo stigma associato al tabacco.
  • Traguardo linguistico del 2014: Oxford Dictionaries nominò «vape» parola dell’anno dopo che il suo utilizzo era aumentato di trenta volte.

Oggi, entrando in un negozio specializzato o in una community online, termini come vape, vaping e vaper fanno parte del vocabolario comune. La maggior parte dei consumatori e degli osservatori del settore presume che questo linguaggio sia nato intorno al 2003, quando il farmacista cinese Hon Lik creò la moderna sigaretta elettronica. Tuttavia, i lessicografi dell’Oxford English Dictionary (OED) hanno documentato che la radice del termine «vaping» precede di oltre quattro decenni i moderni dispositivi con batterie agli ioni di litio.

Il termine nacque dalla ricerca di un ingegnere di un modo per assumere nicotina senza fumo, da una sperimentazione clinica in Texas, da una previsione pubblicata su una rivista britannica e da un dibattito online che definì una volta per tutte la terminologia.

Le origini nel 1979: Brenda Coffee e l’inalatore Favor

La storia linguistica inizia alla fine degli anni Settanta con J. Phillip Ray, un ingegnere che aveva diretto progetti per il programma spaziale Apollo e contribuito alla progettazione dei primi microprocessori. Ray era un forte fumatore e cercava un modo per assumere nicotina pura senza inalare i sottoprodotti cancerogeni della combustione del tabacco.

In collaborazione con il suo medico, il dott. Norman L. Jacobson, Ray sviluppò un tubicino di plastica a forma di sigaretta, contenente carta porosa imbevuta di nicotina liquida. Poiché la nicotina liquida evapora a temperatura ambiente, era possibile inalarne i vapori aspirando aria attraverso il boccaglio, senza bisogno di elementi riscaldanti, batterie o combustione.

Quando si trattò di trovare un termine per descrivere questo processo senza fumo, la moglie di Ray, Brenda Coffee, coniò le parole «vape» e «vaping».

Nel novembre 1979, il dott. Jacobson presentò i risultati di una ricerca clinica sul dispositivo durante il congresso dell’American College of Chest Physicians a Houston: fu il primo uso scientifico formale di questi termini. Nel 1980, la rivista specializzata Medical World News riportò i risultati di Jacobson, fornendo la prima prova documentata a stampa del sostantivo vaping riconosciuta dall’Oxford English Dictionary.

A metà degli anni Ottanta, Ray e Jacobson lanciarono la loro invenzione sul mercato con il marchio Favor, accompagnandola con lo slogan «Fai un favore a te stesso». Il prodotto ebbe problemi di stabilità: la nicotina liquida evaporava troppo rapidamente e si ossidava trasformandosi in cotinina dal sapore amaro. Nel 1987, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense emise un avviso normativo, classificando Favor come un nuovo sistema di somministrazione di farmaci non approvato. Il prodotto fu ritirato dai negozi e la parola cadde nuovamente nell’oblio.

L’origine di «vaping»: il marchio Favor

La previsione a stampa di Rob Stepney nel 1983

Quattro anni dopo che Coffee ebbe coniato la parola, comparve un’altra citazione sulla rivista culturale britannica New Society. In un articolo dell’agosto 1983 intitolato «Perché le persone fumano?», lo scrittore di divulgazione scientifica Rob Stepney esaminò la dipendenza da nicotina e la riduzione dei danni legati al tabacco.

Stepney descrisse come avrebbe potuto essere un’alternativa senza combustione e formulò una previsione linguistica azzeccata:

«…un inalatore o una sigaretta “senza combustione”, dall’aspetto molto simile a quello di una sigaretta vera, ma… in grado di erogare una dose misurata di vapore di nicotina. (Se prenderà piede, questa nuova abitudine sarà chiamata vaping.)»

I linguisti considerano l’articolo di Stepney un raro esempio di termine apparso a stampa per definire un prodotto teorico, decenni prima che quel prodotto raggiungesse un’ampia diffusione commerciale.

Gli anni Novanta: aromaterapia e sottoculture botaniche

Per tutti gli anni Novanta e i primi anni Duemila, le parole vape e vaporizer continuarono a essere utilizzate nelle sottoculture specializzate legate al mondo botanico e all’aromaterapia.

Nel 1993, l’attivista per le erbe Eagle Bill Amato introdusse ad Amsterdam pipe di vetro per la vaporizzazione riscaldate a fiamma, rendendo popolare il dispositivo noto come «Shake and Vape». Nel frattempo, nelle discussioni sui gruppi Usenet si iniziò a usare «vape» come abbreviazione di uso comune per indicare il riscaldamento di materiali botanici a temperature inferiori a quelle di combustione.

Vaporizzatore Shake and Vape di Eagle Bill Amato

2007–2008: perché le community online rifiutarono «e-smoking»

Quando, a metà degli anni Duemila, le sigarette elettroniche moderne arrivarono sui mercati occidentali, i distributori inizialmente le promuovevano come «e-cigarettes» e definivano il loro utilizzo «e-smoking».

I primi utilizzatori contestarono questa terminologia. Il 18 dicembre 2007, un amministratore di E-Cigarette Forum (ECF) avviò una discussione per chiedere come si sarebbe dovuta chiamare questa pratica:

«“E-smoking” è un po’ macchinoso, “Misting” suona fin troppo lezioso, mentre “Vaporizing” o “Vaping” rimandano alla droga. Ci dev’essere una parola migliore per il mio nuovo hobby!»

Nonostante le iniziali perplessità legate alle associazioni con le erbe, i membri della community adottarono vaping e vaper per due ragioni strategiche:

  • Distinzioni legali e normative: con l’estensione delle norme sull’aria senza fumo negli ambienti chiusi in Nord America e in Europa, nella seconda metà degli anni Duemila, definire l’attività «vaping» anziché «smoking» aiutava gli utenti a chiarire che i dispositivi emettevano un aerosol e non fumo passivo di tabacco.
  • Distanziamento sociale: adottare il termine «vaping» aiutava gli utenti a prendere le distanze dallo stigma sociale, dall’odore e dal catrame associati alle sigarette a combustione.

Verso la fine del 2008, «vaping» aveva sostituito «e-smoking» nei forum digitali, nelle pubblicazioni di settore e nei marchi di dispositivi.

2014: Oxford Dictionaries sceglie «vape» come parola dell’anno

Con l’espansione del mercato, dai primi modelli simili alle sigarette ai box mod con potenza variabile e ai pod system ricaricabili, l’uso del termine crebbe in modo esponenziale. Nel novembre 2014, Oxford Dictionaries scelse «Vape» come parola dell’anno, osservando che il suo utilizzo era raddoppiato rispetto all’anno precedente e aumentato di trenta volte rispetto al 2012.

AnnoFigura o evento chiaveEvoluzione linguistica
1979Brenda Coffee e il dott. Norman JacobsonConiati «vape» e «vaping» per descrivere l’inalatore di nicotina senza combustione Favor.
1983Rob Stepney (New Society)Pubblicata la prima previsione esplicita dell’uso del termine «vaping» per i futuri inalatori senza fumo.
1993Eagle Bill Amato e gli utenti Usenet«Vape» rimase in uso come abbreviazione nelle prime sottoculture legate all’aromaterapia e al mondo botanico.
2007–2008Community di E-Cigarette Forum (ECF)I consumatori abbandonarono deliberatamente «e-smoking» a favore di «vaping» e «vaper».
2014Oxford English Dictionary«Vape» fu ufficialmente nominata parola dell’anno dopo una crescita esponenziale del suo utilizzo a livello globale.

L’adozione linguistica di «vape» portò anche alla creazione di termini correlati al settore, tra cui vape shop, vape mod ed e-liquid. Indusse inoltre i linguisti a coniare retronimi, come combustible cigarette e traditional tobacco, per distinguere il tabacco bruciato dai dispositivi elettronici a aerosol.